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LE NOTIZIE DEGLI ULTIMI 20 GIORNI

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CONTROVERSIA SU DICHIARAZIONE «POSTUMA» DI P.U.: ATTIENE AL CORRETTO ESERCIZIO DEL POTERE, E QUINDI SPETTA AL G.A.
20/02/2019
La sanatoria ex post dell'occupazione di un bene immobile, avvenuta dapprincipio sine titulo, adottando un provvedimento dichiarativo, ad un tempo, della pubblica utilità e della necessità di occupare in via d'urgenza il bene, dopo che l'occupazione era di fatto già avvenuta, non configura un comportamento materiale posto in essere dall'amministrazione ai danni del privato (equiparabile -in via paritetica- a quelli che qualsiasi altro soggetto dell'ordinamento potrebbe tenere in violazione del principio generale del neminem laedere), bensì atto provvedimentale adottato in violazione di norme di legge e, per questo, ritenuto illegittimo: il che attiene al corretto esercizio del potere per i modi e i tempi seguiti.

PIP: LA CONVENZIONE DI ASSEGNAZIONE DEL SUOLO AL MEDESIMO PROPRIETARIO COSTITUISCE SERVITÙ PUBBLICA
20/02/2019
Nell'ambito di un Piano regolatore delle aree e dei nuclei industriali, la convenzione di assegnazione suoli, avente natura di provvedimento concessorio: nel caso in cui l'assegnazione consegua ad una espropriazione, trasferisce in capo al concessionario i poteri e le facoltà dell'amministrazione "proprietaria", nei limiti dell'interesse pubblico perseguito; nel caso in cui l'assegnazione avvenga in favore del medesimo soggetto proprietario del suolo, la convenzione ha un duplice contenuto; per un verso, costituisce contratto di costituzione di servitù pubblica sui suoli considerati; per altro verso, regola gli aspetti patrimoniali di una concessione traslativa con la quale la Pubblica Amministrazione attribuisce (tra l'altro) i propri poteri e facoltà sul bene, inerenti al diritto reale del quale essa è titolare. In ambedue le ipotesi, ed in applicazione dell'art. 1376 c.c., alla convenzione deve essere riconosciuta la natura di contratto con effetti reali, di modo che, laddove "sia già avvenuto il trasferimento del diritto", non opera la sospensione dell'esecuzione del contratto per effetto del sequestro, di cui all'art. 56 d. lgs. n. 191/2011.

SCONFINAMENTO: LA DOMANDA DI RIPETIZIONE E/O RISARCIMENTO VA PROPOSTA AL G.O., A NULLA RILEVANDO L'ART. 42-BIS
20/02/2019
Quando la dichiarazione di pubblica utilità, pur emessa, sia riferibile ad aree diverse da quelle di fatto trasformate, l'occupazione e/o trasformazione del terreno da parte della P.A. si configura come un comportamento di mero fatto, perpetrato in carenza assoluta di potere, che integra un illecito a carattere permanente, lesivo del diritto soggettivo (c.d. occupazione usurpativa), onde sia l'azione restitutoria che quella risarcitoria del danno che ne è conseguito rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario, a nulla rilevando l'art. 42-bis del d.P.R. n. 327 del 2001, sulla c.d. acquisizione sanante: tale norma, infatti, disciplina i presupposti per l'adozione del relativo provvedimento e la misura dell'indennizzo per il pregiudizio patrimoniale conseguente alla perdita definitiva dell'immobile, risultando, quindi, ininfluente in ordine ai criteri attributivi della giurisdizione sulle domande di ripetizione ovvero di risarcimento da occupazione sine titulo.

NON SUSSISTE UN DIRITTO AL RISARCIMENTO DEL DANNO DA MANCATA PREVISIONE DELL'INDENNIZZO DA REITERAZIONE DEL VINCOLO
19/02/2019
Ove la reiterazione dei vincoli sia stata legittima, non vi è stata a monte una spendita viziata di potere amministrativo, ma la potestà pianificatoria risulta essere stata spesa jure (ossia entro la cornice approntata in proposito dalla legge), sì che non può strutturalmente essersi verificata alcuna lesione del contrapposto interesse legittimo dell'amministrato ad una corretta esplicazione del potere di pianificazione territoriale. L'eventuale omissione della previsione dell'indennizzo non disvela né veicola un vizio della funzione e può essere emendata con un'ordinaria azione di accertamento e condanna, la giurisdizione sulla quale si radica di fronte al Giudice Ordinario, al lume del fatto che la percezione dell'indennizzo a seguito della reiterazione di un vincolo preordinato all'esproprio ha veste di diritto (ancorché "ancillare") soggettivo pieno previsto in via generale ed astratta dalla legge a favore del soggetto che abbia subito la legittima reiterazione di un vincolo preordinato all'esproprio.

VERBALE DI IMMISSIONE IN POSSESSO: NON VIZIANTE LA MANCATA INDICAZIONE DEGLI ESTREMI DEI DOCUMENTI DI IDENTITÀ DEI TESTIMONI
19/02/2019
I testimoni nel verbale di immissione in possesso possono essere compiutamente generalizzati anche senza indicazione degli estremi dei documenti di identità.

RETROCESSIONE: LA P.A. NON È TENUTA A RIPRISTINARE LA DESTINAZIONE URBANISTICA VIGENTE AL MOMENTO DELL'AVVIO DELL'ESPROPRIO
19/02/2019
Il prezzo del bene retrocesso viene stimato con riferimento al suo valore attuale, nello stato di fatto e di diritto esistente in tale momento, rimanendo riservata alla libera ed autonoma determinazione dell'ex proprietario - proprio in considerazione della possibilità che mutino le previsioni urbanistiche - la valutazione della convenienza di conseguire il bene in natura. Non è pertanto configurabile una richiesta risarcitoria fondata sulla pretesa impossibilità di ottenere la retrocessione dei terreni in considerazione del rifiuto opposto dalla p.a. di imprimere agli stessi la medesima destinazione urbanistica che li caratterizzava al momento dell'avvio della procedura espropriativa non conclusa.

CON PIÙ DI CINQUANTA DESTINATARI NON SERVE MOTIVARE LA SCELTA DELLA COMUNICAZIONE COLLETTIVA
19/02/2019
Quando vi siano più di cinquanta destinatari, la scelta della comunicazione collettiva dell'avvio del procedimento ex art. 11, comma 2, D.P.R. 327/2001 non richiede una specifica motivazione, atteso che la necessità di inoltrare a più di cinquanta persone, proprietari di un bene sul quale si intende apporre un vincolo preordinato all'esproprio, la comunicazione dell'avviso di avvio del procedimento, giustifica di per sé il ricorso alla comunicazione collettiva attesa l'eccessiva gravosità di quella individuale.

ART. 22: IL PROPRIETARIO NON PUÒ PIÙ CHIEDERE L'ATTIVAZIONE DEL COLLEGIO DEI TECNICI DECORSI 30 GIORNI DALL'IMMISSIONE IN POSSESSO
18/02/2019
Il combinato disposto dei commi 2 e 15 dell'art. 21 del dpr 327/2001 rimette al privato la scelta della procedura di cui avvalersi ai fini della determinazione dell'indennità c.d. "definitiva", se il collegio dei tecnici disciplinato nel medesimo articolo 21, ovvero la Commissione Provinciale Esproprio di cui all'art. 41 tues. Analogamente, nel procedimento di determinazione definitiva dell'indennità di espropriazione a seguito della determinazione "urgente" dell'indennità provvisoria di cui all'art. 22 del D.P.R. n. 327/2001, giusta i commi 4 e 5, la fase di stima peritale dell'indennità di esproprio, in caso di mancata accettazione di quella provvisoria (determinata in via d'urgenza), è rimessa alla scelta ed alla (tempestiva) richiesta dell'espropriato entro il termine tassativo di 30 giorni successivi all'immissione in possesso.

L'USUCAPIONE PUBBLICA PUÒ INIZIARE A DECORRERE SOLO DOPO L'ENTRATA IN VIGORE DEL DPR 327/2001
18/02/2019
Posto che l'interruzione dell'usucapione può aversi solo con la perdita ultrannuale del possesso ovvero con la proposizione di apposita domanda giudiziale e che, sino all'entrata in vigore del d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327, "risultava radicalmente preclusa, da parte del destinatario dell'occupazione preordinata all'esproprio, l'azione di restitutio in integrum, qualificando l'occupazione acquisitiva più che un mero fatto illecito, una vera e propria "fattispecie ablatoria seppur atipica", allora a tutto concedere (alla stregua dell'art. 2935 c.c. - secondo cui la prescrizione decorre "dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere") il dies a quo di un possibile possesso utile a fini di usucapione non potrebbe che individuarsi a partire dall'entrata in vigore del d.P.R. 8 giugno 2001 n. 327, (l'art. 43 ivi contenuto, come è noto, aveva sancito il superamento normativo dell'istituto dell'occupazione acquisitiva).

OCCUPAZIONE ILLEGITTIMA: L'AMMINISTRAZIONE HA L'OBBLIGO DI VALUTARE SE ACQUISIRE O RESTITUIRE IL BENE
18/02/2019
L'art. 42-bis, primo comma, d.p.r. n. 327/2001, nell'affermare che l'Amministrazione, valutati gli interessi in conflitto, "può" disporre che il bene sia acquisito al suo patrimonio indisponibile, non attribuisce all'autorità una semplice facoltà (il cui esercizio è per definizione libero), ma le conferisce una potestà, cioè l'esercizio obbligatorio di un potere funzionalizzato alla cura dell'interesse pubblico. Ne consegue che l'Amministrazione ha un vero e proprio obbligo di esercitare tale potere qualora il suo esercizio, all'esito della valutazione sugli interessi in conflitto, risulti meglio corrispondere all'interesse pubblico rispetto alla soluzione alternativa consistente nella restituzione dell'immobile.

AREA DESTINATA A VERDE PUBBLICO: INEDIFICABILE AI FINI INDENNITARI
18/02/2019
Le possibilità legali di edificazione vanno escluse tutte le volte in cui per lo strumento urbanistico vigente all'epoca in cui deve compiersi la ricognizione legale, la zona sia stata concretamente vincolata ad un utilizzo meramente pubblicistico (verde pubblico, attrezzature pubbliche, viabilità ecc.), in quanto dette classificazioni apportano un vincolo di destinazione che preclude ai privati tutte quelle forme di trasformazione del suolo che sono riconducibili alla nozione tecnica di edificazione, da intendere come estrinsecazione dello ius aedificandi connesso al diritto di proprietà, ovvero con l'edilizia privata esprimibile dal proprietario dell'area.

RETROCESSIONE PARZIALE: L'ESPROPRIATO ACQUISISCE IL DIRITTO ALLA RESTITUZIONE SOLO DOPO LA DICHIARAZIONE DI INSERVIBILITÀ
15/02/2019
Nella ipotesi di retrocessione parziale dei relitti il proprietario espropriato non è titolare di una posizione di diritto soggettivo tutelabile innanzi all'A.G.O. finché non sia intervenuta la dichiarazione di inservibilità. Una volta che sia stata emessa la dichiarazione di inservibilità, quindi (e che si sia così esaurito il residuo potere discrezionale dell'Amministrazione, a fronte del quale la posizione del privato espropriato ha una consistenza di interesse legittimo), la posizione del soggetto che voglia riavere indietro i beni ha consistenza di diritto soggettivo, tutelabile innanzi al giudice ordinario. Cioè la dichiarazione di inservibilità dei fondi ha una efficacia costitutiva per far sorgere, in linea di massima, il diritto alla restituzione del bene già espropriato ma non utilizzato, perché ciò che rileva ai fini dell'applicabilità dell'istituto de quo è che la pubblica amministrazione abbia manifestato comunque la volontà di non utilizzare tali immobili.

NEL PIP I TERRENI SI ESPROPRIANO «AD UN PREZZO MOLTO PIÙ BASSO DEL MERCATO»
15/02/2019
Il PIP è uno strumento urbanistico di natura attuativa, dotato di efficacia decennale dalla data di approvazione ed avente valore di piano particolareggiato di esecuzione, la cui funzione è quella di incentivare le imprese, offrendo ad un prezzo politico le aree occorrenti per il loro impianto ed espansione: il piano per gli insediamenti produttivi, quindi, non è soltanto uno strumento di pianificazione urbanistica nel senso tradizionale, ma è anche uno strumento di politica economica, perché ha la funzione di incentivare le imprese, che possono ottenere, ad un prezzo molto più basso del mercato, previa espropriazione ed urbanizzazione, le aree occorrenti per il loro impianto o la loro espansione.

VALORIZZABILE LA SUSCETTIBILITÀ DI SFRUTTAMENTO ULTERIORE E DIVERSA DA QUELLA AGRICOLA
15/02/2019
In tema di determinazione dell'indennità di espropriazione, qualora l'espropriato contesti, seppur limitatamente al presupposto della natura agricola o non edificatoria del terreno, la stima operata dalla Corte di appello con il criterio del V.A.M. (valore agricolo medio) previsto della L. n. 865 del 1971, art. 16 e della L. n. 359 del 1992, art. 5-bis, comma 4 e dichiarato incostituzionale dalla sopravvenuta sentenza della Corte costituzionale n. 181 del 2011, la stima dell'indennità deve essere effettuata applicando il criterio generale del valore venale pieno, potendo l'interessato anche dimostrare che il fondo è suscettibile di uno sfruttamento ulteriore e diverso da quello agricolo, pur senza raggiungere il livello dell'edificatorietà e che, quindi, ha una valutazione di mercato che rispecchia possibilità di utilizzazione intermedie tra l'agricola e l'edificatoria.

L'ANNULLAMENTO DEI PROVVEDIMENTI A MONTE DELLA PROCEDURA ESPROPRIATIVA PRODUCE UN «EFFETTO DOMINO»
14/02/2019
La rimozione delle determinazioni che ab origine hanno dato l'abbrivio alla procedura ablatoria produce un effetto "domino", con l'invalidazione dei successivi atti del procedimento espropriativo ivi compreso quello conclusivo, rappresentato dal decreto finale di esproprio che viene anch'esso travolto. Si invera, in tali casi, un effetto automaticamente caducante e non meramente viziante, derivante dalla invalidità degli atti presupposti, senza che si possa configurare a carico della parte interessata un onere di impugnazione del decreto finale di esproprio.

IN SEDE DI APPOSIZIONE DEL VINCOLO ESPROPRIATIVO NON DEVE ESSERE PREVISTO UN INDENNIZZO
14/02/2019
Nessuna portata infirmante dell'apposizione del vincolo espropriativo è ricollegabile alla omissione dei criteri di quantificazione dell'indennizzo spettante in caso di esproprio. Nel quadro normativo vigente continua, infatti, a sussistere il principio per il quale gli atti dei procedimenti di adozione e di approvazione di uno strumento urbanistico, contenente un vincolo preordinato all'esproprio, non devono prevedere la spettanza di un indennizzo, fermo restando il diritto del proprietario di ottenere - in presenza dei relativi presupposti - l'indennità commisurata all'entità del danno effettivamente prodotto.

L'AREA DESTINATA AD UN UTILIZZO PUBBLICISTICO È INEDIFICABILE AI FINI INDENNITARI
14/02/2019
L'inclusione dei suoli nell'ambito edificatorio va effettuata in ragione di un unico criterio discretivo, fondato sulla edificabilità legale, in base al quale un'area va ritenuta edificabile solo quando la stessa risulti tale classificata al momento della vicenda ablativa dagli strumenti urbanistici, e, per converso, le possibilità legali di edificazione vanno escluse tutte le volte in cui, per lo strumento urbanistico vigente all'epoca in cui deve compiersi la ricognizione legale, la zona sia stata concretamente vincolata ad un utilizzo meramente pubblicistico in quanto dette classificazioni apportano un vincolo di destinazione che preclude ai privati tutte quelle forme di trasformazione del suolo che sono riconducibili alla nozione tecnica di edificazione.

NON SERVE LA COMUNICAZIONE DI AVVIO DEL PROCEDIMENTO DELL'OCCUPAZIONE D'URGENZA
13/02/2019
Nel caso di un'area in corso di espropriazione non è necessaria la comunicazione al proprietario di avvio del procedimento anche in relazione alla successiva fase di occupazione d'urgenza, trattandosi di un'attività procedimentale meramente attuativa dei provvedimenti presupposti.

VINCOLI PAESAGGISTICI CHE NON LOCALIZZINO SPECIFICI INTERVENTI HANNO NATURA CONFORMATIVA
13/02/2019
Zone "Singolarità Paesaggistica" con "vincolo di inalterabilità" non contemplano vincoli di tipo espropriativo, ma di tipo conformativo, imprimendo ad un'intera Zona una destinazione con finalità di carattere ambientale e/o di tutela del paesaggio, salvo laddove siano individuati nello strumento urbanistico con localizzazioni di tipo lenticolare i possibili "piccoli interventi per assicurarne, ove possibile, la fruibilità (piccoli moli, sentieri, rimboschimenti e simili), da acquisire al patrimonio delle aree consortili o demaniali in qualità di parchi turistici pubblici".

PER LE AREE SITUATE IN FASCIA DI RISPETTO STRADALE VA ESCLUSA (ANCHE) L'EDIFICABILITÀ DI FATTO
13/02/2019
Va esclusa l'edificabilità di fatto per le aree situate in fascia di rispetto stradale, in ragione del vincolo legale d'inedificabilità assoluta, che trova la sua fonte direttamente nella legge e prescinde dalla pianificazione e dalla programmazione urbanistica.

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