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    LE NOTIZIE DEGLI ULTIMI 20 GIORNI

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    42BIS: IL 10% DI DANNO NON PATRIMONIALE E IL 5% PER L'OCCUPAZIONE ILLEGITTIMA VENGONO DIMEZZATI SE IL PROPRIETARIO NON HA FATTO SUBITO CAUSA
    06/08/2019
    In caso di applicazione dell'art. 42 bis del tues, le somme dovute a titolo di risarcimento dei danni (quindi, il 10% dell'indennizzo a titolo di danno non patrimoniale e il l'interesse del 5% sul valore venale del terreno a titolo di risarcimento del danno da occupazione illegittima) dovranno essere ulteriormente dimezzate in applicazione dell'art. 1227 che, pur se non espressamente richiamato dall'art. 30 comma 3, cod. proc. amm., per orientamento costante viene reputato come pacificamente applicabile nel processo amministrativo, nel senso che l'omessa attivazione da parte dell'interessato degli strumenti di tutela previsti costituisce, nel quadro del comportamento complessivo delle parti, dato valutabile, alla stregua del canone di buona fede e del principio di solidarietà, ai fini dell'esclusione o della riduzione del danno evitabile con l'ordinaria diligenza, in una logica che vede l'omessa attivazione dei rimedi di tutela non più come preclusione di rito, ma come fatto da considerare in sede di merito ai fini del giudizio sulla sussistenza e consistenza del pregiudizio risarcibile.

    IL BENEFICIARIO DELL'ESPROPRIO RISPONDE DELL'OCCUPAZIONE ILLEGITTIMA ANCHE IN CASO DI DELEGA DELLA PROCEDURA
    06/08/2019
    Il beneficiario di un esproprio, anche nell'ipotesi in cui lo svolgimento della relativa procedura sia stata delegata ad un concessionario, è, comunque, responsabile degli effetti derivanti dall'illegittimità della procedura, ivi inclusi quelli connessi alla mancata adozione di un valido provvedimento ablatorio, attesa la sussistenza dell'obbligo di sorvegliarne il corretto svolgimento.

    IL VINCOLO STRUMENTALE NON È IDONEO A MODIFICARE LA NATURA DELLA ZONIZZAZIONE
    06/08/2019
    La previsione di uno strumento urbanistico che subordina l'attività edificatoria alla preventiva formazione di un piano attuativo non integra gli estremi del vincolo espropriativo, ma costituisce solo una condizione procedurale alla edificabilità dell'area. E il fatto che tale piano attuativo sia un Piano Particolareggiato di iniziativa pubblica non può imprimere ad un'area inserita in una zonizzazione pubblicistica un vincolo sostanzialmente espropriativo in quanto, diversamente opinando, si determinerebbe la sostanziale modifica della zonizzazione del territorio effettuata dal PRG.

    OCCUPAZIONE ILLEGITTIMA: RISPONDONO I SOGGETTI CHE HANNO PARTECIPATO ALA CONFERENZA DI SERVIZI ANNULLATA
    05/08/2019
    Dalla originaria illiceità dell'occupazione deriva il diritto della ricorrente ad ottenere la restituzione dell'area di sua proprietà, nonché il risarcimento di tutti i danni provocati dall'apprensione e dalla successiva irreversibile trasformazione dell'area ed il correlato obbligo risarcitorio in capo ai soggetti che hanno partecipato alla Conferenza di Servizi dichiarativa della p.u. poi annullata dal giudice e, soprattutto, hanno concorso alla commissione dell'illecito.

    IL DIVIETO DI ESCUTERE UN ENTE DISSESTATO PRESUPPONE CHE LA LIQUIDAZIONE DEL DEBITO INDENNITARIO RIENTRI NELLA COMPETENZA DEL LIQUIDATORE
    05/08/2019
    Il divieto temporaneo di intraprendere o di proseguire ‘azioni esecutive' nei confronti dell'ente locale dissestato sussista in presenza di tre indefettibili presupposti: a) occorre che si tratti di una ‘azione esecutiva' in senso tecnico; b) non deve essere stato ancora approvato il rendiconto previsto dall'art. 256 TUEL (perché, con l'approvazione del rendiconto, viene meno il divieto di proposizione dell'azione); c) si deve trattare di ‘debiti che rientrano nella competenza dell'organo straordinario di liquidazione'.

    VERDE PUBBLICO ATTREZZATO: VINCOLO CONFORMATIVO
    05/08/2019
    In linea generale, i vincoli di destinazione impressi dal piano regolatore generale e riconducibili alla localizzazione di attrezzature, servizi e verde pubblico non hanno natura ablatoria, e pertanto sfuggono ai limiti concernenti la loro limitata reiterabilità e l'esigenza alternativa di indennizzo, perché non escludono una sia pur limitata e conformata utilizzazione economica del bene da parte del proprietario dell'area.

    CON IL CRITERIO ANALITICO-RICOSTRUTTIVO OCCORRE USARE L'INDICE DI DENSITÀ TERRITORIALE E NON QUELLO FONDIARIO
    05/08/2019
    Quanto al metodo analitico ricostruttivo, la sua adozione per la determinazione dell'indennità di espropriazione dei suoli edificatori comporta che l'accertamento dei volumi realizzabili sull'area non possa basarsi sull'indice fondiario di edificabilità, bensì su quello che individua la densità territoriale della zona.

    L'EDIFICABILITÀ DI FATTO RILEVA ANCHE NELLE AREE AGRICOLE
    02/08/2019
    È possibile valorizzare la appetibile ubicazione e il contesto nel quale il terreno da indennizzare è inseito (in prossimità di infrastrutture, presenza di opere di urbanizzazione e il collegamento con i centri urbani, ecc.). Si tratta degli indici tipici della cosiddetta edificabilità di fatto, la quale, lungi dall'integrare un criterio valutativo vietato dalla legge, concorre a determinare l'effettivo valore di mercato del bene secondo un criterio di concretezza. Se è vero che il D.P.R. n. 327 del 2001, art. 37, comma 5, espressamente prevedeva (in un contesto normativo nel quale i criteri di stima erano diversi a seconda della natura del bene, edificabile o agricolo) l'edificabilità di fatto per la valutazione delle sole aree edificabili, è anche vero che sarebbe irragionevole escluderla del tutto in relazione alle aree urbanisticamente non edificabili, ponendosi per entrambe le tipologie di suoli l'esigenza che l'indennità si ponga "in rapporto ragionevole con il valore del bene" (Corte Cost. n. 181 del 2011, p. 64). È infatti necessario, ai fini indennitari, tenere conto delle possibili utilizzazioni intermedie tra l'agricola e l'edificatoria, sempre che siano assentite dalla normativa vigente.

    IL PREGIUDIZIO ALL'ECONOMIA NAZIONALE PUÒ ESSERE RILEVATO D'UFFICIO DAL GIUDICE
    02/08/2019
    In tema di risarcimento del danno, la tutela riservata ai diritti reali non consente l'applicabilità dell'art. 2058 c.c., nel caso di azioni volte a far valere uno di tali diritti, atteso il carattere assoluto degli stessi, salvo che la demolizione della cosa sia di pregiudizio all'economia nazionale, dovendo il giudice, in tale evenienza, provvedere (soltanto) per equivalente ex art. 2933 c.c., comma 2: la verifica della sussistenza, o meno, di quest'ultima ipotesi non richiede, però, che la parte obbligata assuma l'iniziativa ovvero manifesti la sua volontà in tal senso, trattandosi, piuttosto, dell'oggetto di un'eccezione in senso lato e, come tale, rilevabile d'ufficio da parte del giudice il quale, pertanto, anche in grado d'appello, per accertarne la concreta ricorrenza, avrà il dovere di tener conto, a prescindere da qualsivoglia sollecitazione sul punto ad opera della parte interessata, di tutte le circostanze di fatto evincibili dal materiale probatorio legittimamente acquisito.

    LA RINUNCIA ABDICATIVA NON PUÒ TROVARE INGRESSO NEL NOSTRO ORDINAMENTO
    02/08/2019
    La disciplina positiva contenuta nell'art. 42 bis esclude la rilevanza della eventuale rinunzia abdicativa alla proprietà del fondo espressa dal proprietario. Essa inoltre è di dubbia ammissibilità alla luce della normativa civilistica, che non vi fa riferimento espresso, e, se applicata al settore delle occupazioni illegittime conseguenti alla realizzazione di un'opera pubblica o di pubblica utilità, comporterebbe effetti paradossali e dannosi: infatti la rinunzia abdicativa comporterebbe l'acquisto del bene illegittimamente occupato al patrimonio dello Stato, e non già della amministrazione occupante, che tuttavia sarebbe gravata dell'obbligo di risarcire il danno al proprietario, senza diventare neppure proprietaria del bene sul quale ha realizzato l'opera pubblica; né pare possibile che la domanda risarcitoria possa condizionare la rinunzia abdicativa manifestata dal privato, la quale reca in sé la non onerosità e la rinuncia del privato a pretendere qualsivoglia corrispettivo, proprio perché si tratta di rinunzia che non ha un destinatario e che non vuole conseguire altro scopo se non quello di dismettere la proprietà del bene.

    EDIFICABILITÀ ESCLUSA QUANDO È PREVISTO UN UTILIZZO MERAMENTE PUBBLICISTICO
    01/08/2019
    Le possibilità legali di edificazione vanno escluse tutte le volte in cui per lo strumento urbanistico vigente all'epoca in cui deve compiersi la ricognizione legale, la zona sia stata concretamente vincolata ad un utilizzo meramente pubblicistico in quanto dette classificazioni apportano un vincolo di destinazione che preclude ai privati tutte quelle forme di trasformazione del suolo che sono riconducibili alla nozione tecnica di edificazione, che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, va intesa come estrinsecazione dello ius aedificandi connesso al diritto di proprietà, ovvero all'edilizia privata esprimibile dal proprietario dell'area, soggetta al regime autorizzatorio previsto dalla vigente legislazione.

    I POTERI DOMINICALI DEL TITOLARE DEL BENE SONO COMPRESSI FIN DALLA PRONUNCIA DEL PROVVEDIMENTO DI OCCUPAZIONE
    01/08/2019
    Il provvedimento di occupazione temporanea attribuisce immediatamente alla P.A. il diritto di disporne allo scopo di accelerare la realizzazione dell'opera pubblica per la quale è stato emanato ed incide in misura corrispondente sui poteri dominicali del titolare del bene, privandolo (temporaneamente) in tutto o in parte delle facoltà di godimento e di disposizione. La compressione del diritto dominicale avviene automaticamente nel momento stesso in cui viene pronunciato il provvedimento di occupazione e diviene, quindi, suscettibile di esecuzione.

    ART.2 COMMA 90 L. 244/2007: PRECLUSA LA POSSIBILITÀ DI METTERE IN DISCUSSIONE I PRECEDENTI ACCORDI
    01/08/2019
    La ratio sottesa alla previsione di cui all'art. 2 comma 90 va individuata nella volontà del Legislatore di attribuire rilievo prioritario alle pattuizioni intercorse, con la conseguenza che l'accettazione di una determinata indennità preclude la possibilità di mettere in discussione l'importo così definito, anche se inferiore a quanto previsto dalle disposizioni successivamente intervenute. Pur in presenza della sentenza n. 348 della Corte Costituzionale del 24 ottobre 2007, che ha ancorato l'indennità di esproprio al criterio del valore venale, è dirimente constatare che, con il disposto di cui all'art. 2 comma 90 sopracitato, si è inteso introdurre un'apposita disciplina transitoria che attribuisce rilievo alle pattuizioni intercorse, all'acquiescenza alla determinazione della indennità, circostanza quest'ultima che non può che costituire una preclusione per le successive contestazioni in giudizio, riferite ad importi precedentemente concordati e confluiti in un'espressa pattuizione.

    LA CORTE D'APPELLO NON PUÒ DISCONOSCERE LA CTU SENZA SPIEGARE LE RAGIONI DELLA SUA SCELTA
    31/07/2019
    Le valutazioni espresse dal consulente tecnico d'ufficio, come è noto, non hanno efficacia vincolante per il giudice e, tuttavia, egli può legittimamente disattenderle soltanto attraverso una valutazione critica che sia ancorata alle risultanze processuali e risulti motivata, dovendo il giudice indicare gli elementi di cui si è avvalso per ritenere erronei gli argomenti sui quali il consulente si è basato, ovvero gli elementi probatori, i criteri di valutazione e gli argomenti logico-giuridici per addivenire alla decisione contrastante con il parere del c.t.u..

    L'OCCUPAZIONE DI UN TERRENO DIVERSO O PIÙ ESTESO RISPETTO A QUANTO PREVISTO RIENTRA NELLA GIURISDIZIONE DELL'A.G.O.
    31/07/2019
    in tema di conflitto di giurisdizione avente ad oggetto una controversia relativa ad un'ipotesi di cd. sconfinamento, ossia del caso in cui la realizzazione dell'opera pubblica abbia interessato un terreno diverso o più esteso rispetto a quello considerato dai provvedimenti amministrativi di occupazione e di espropriazione, oltre che dalla dichiarazione di pubblica utilità, l'occupazione e la trasformazione del terreno da parte della P.A. costituisce un comportamento di mero fatto, perpetrato in carenza assoluta di potere, che integra un illecito a carattere permanente, lesivo del diritto soggettivo (cd. occupazione usurpativa), onde l'azione risarcitoria del danno, che ne è conseguito, rientra nella giurisdizione del giudice ordinario.

    TRA L'OCCUPAZIONE EX ART. 22 BIS E L'ESPROPRIAZIONE SUSSISTE UN COLLEGAMENTO FUNZIONALE
    31/07/2019
    L'occupazione temporanea preordinata all'espropriazione, prevista dal D.P.R. n. 327 del 2001, art. 22 bis, è finalizzata a consentire all'Amministrazione di conseguire l'anticipata immissione in possesso dell'area sulla quale dev'essere realizzata l'opera pubblica dichiarata urgente ed indifferibile, per dare inizio ai lavori ed evitare di dover attendere che il procedimento espropriativo giunga alla sua naturale conclusione con la pronuncia del provvedimento ablativo. È quindi chiaro che, sussistendo un collegamento funzionale tra le figure ablatorie dell'occupazione preliminare e della espropriazione, nonché tra di esse e la dichiarazione di pubblica utilità che ne costituisce il necessario presupposto legittimante, alla sopravvenuta perdita di efficacia di quest'ultima consegue il venir meno dell'occupazione legittima. Nè rileva che il termine dell'occupazione sia in ipotesi più lungo del termine di efficacia della dichiarazione di pubblica utilità, essendo detto maggior termine nullo, e dunque disapplicabile, per avere la precedente scadenza della dichiarazione di pubblica utilità già determinato la sopravvenuta carenza di potere ablatorio dell'autorità amministrativa.

    METODO ANALITICO-RICOSTRUTTIVO: OCCORRE TENER CONTO DEL FATTORE TEMPO
    30/07/2019
    Il metodo analitico - ricostruttivo consiste nella determinazione del valore di mercato degli insediamenti da costruire sul suolo che siano consentiti dalla destinazione urbanistica della zona. La stima deve, quindi, tener conto di tutti gli elementi che concorrono, in concreto, alla determinazione del costo di trasformazione del terreno e alla formazione del valore venale di quanto su di esso si costruisce, e quindi, non solo, dell'entità del costruibile in base agli indici territoriali d'edificabilità, ma anche del costo di costruzione e degli oneri di urbanizzazione, nonché di tributi, spese tecniche e generali, oneri di acquisizione delle aree, utile d'impresa in rapporto alla redditività dei capitali investiti e ad un tasso d'attualizzazione per il tempo occorrente a realizzare le costruzioni. Non è indifferente, nella determinazione del valore di trasformazione dell'area edificabile, il fattore tempo, nel senso che assume rilievo, nelle operazioni di calcolo, il periodo che sarebbe occorrente alla realizzazione dei manufatti sulle aree espropriate. Se così è, i costi della realizzazione vanno, in prima battuta, stimati con riguardo al tempo in cui vengono sostenuti e detratti dal valore finale dell'immobile realizzato. La differenza va poi attualizzata, ossia riportata ad epoca "attuale" corrispondente al momento dell'esproprio.

    IL PARAMETRO DELL'INDENNITÀ DI OCCUPAZIONE È L'INDENNITÀ PER LA VIRTUALE ESPROPRIAZIONE DEI TERRENI OCCUPATI
    30/07/2019
    L'obbligazione indennitaria dell'occupazione temporanea preordinata all'esproprio è volta a compensare, per tutta la durata dell'indisponibilità del bene, il detrimento dato dal suo mancato godimento, ossia una perdita reddituale che, essendo diversa da quella patrimoniale della perdita della proprietà del bene, impone un ristoro separato ed aggiuntivo, non assorbibile nell'indennità di espropriazione; né allorquando si tratta di imposizione di una servitù, nell'indennità di asservimento. Detto indennizzo, derivando, dunque, da un atto legittimo dell'amministrazione autonomo ed indipendente dal titolo in base al quale potrà concludersi la vicenda ablativa, deve essere liquidato qualunque sia l'evento giuridico che la caratterizzi (cessione volontaria, espropriazione formale, occupazione acquisitiva, asservimento) in base ad un criterio unico ed unitario che deve essere commisurata all'indennità che sarebbe dovuta per l'espropriazione dell'area effettivamente occupata, non necessariamente coincidente con quella successivamente espropriata o asservita.

    INDENNITÀ DI ASSERVIMENTO PER TUBAZIONE INTERRATA: NON APPLICABILE L'ART. 1038 C.C.
    30/07/2019
    In riferimento alla servitù coattiva di acquedotto e di scarico, la determinazione dell'indennità dovuta per l'imposizione della servitù può aver luogo in base al criterio dettato dall'art. 1038 c.c., soltanto nel caso in cui il proprietario del fondo servente perda la disponibilità della parte di terreno da occupare per la costruzione dell'acquedotto. Qualora invece la condotta consista in una tubazione interrata, la predetta disposizione non può trovare applicazione, dal momento che l'installazione di una conduttura nel sottosuolo non comporta l'impossibilità o una notevole riduzione delle possibilità di sfruttamento della superficie soprastante, che rimane nella disponibilità del proprietario del fondo servente e può essere utilizzata liberamente, con le sole limitazioni derivanti dalla presenza della condotta interrata. In tal caso, l'adozione del predetto criterio si porrebbe in contrasto con la stessa ratio della norma in esame, consistente nel far coincidere la misura dell'indennità con il valore economico del pregiudizio effettivamente subito dal fondo servente.

    SE GLI INTERVENTI CONSENTITI AL PRIVATO SONO FUNZIONALI ALLO SCOPO PUBBLICISTICO, L'AREA NON È EDIFICABILE AI FINI INDENNITARI
    30/07/2019
    Ai fini della determinazione dell'indennità espropriativa, devono essere inclusi nella categoria dei terreni a vocazione edificatoria legale solo quelli in cui l'edificazione, benché a tipologia vincolata, sia consentita all'iniziativa privata in base alla concreta disciplina e destinazione urbanistica attribuita all'area; qualora, invece, i limitati interventi consentiti non risultino espressione dello "ius aedificandi", ma siano funzionali alla realizzazione dello scopo pubblicistico, l'area non può essere qualificata come edificabile.

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