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LE NOTIZIE DEGLI ULTIMI 20 GIORNI

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SOLO DAL 30 GIUGNO 2003 È CONFIGURABILE IL POSSESSO AD USUCAPIONEM DI UN TERRENO OCCUPATO SINE TITULO
26/03/2019
Solo dalla data di entrata in vigore del testo unico dell'espropriazione (30 giugno 2003) è configurabile - in presenza di tutti i relativi presupposti - il possesso ad usucapionem di un terreno occupato sine titulo dall'amministrazione in pendenza di un procedimento espropriativo.

SONO DEVOLUTE ALLA CORTE D'APPELLO LE CONTROVERSIE AVENTI AD OGGETTO NON SOLO IL QUANTUM MA ANCHE L'AN DEBEATUR DELL'INDENNIZZO EX ART. 42-BIS
25/03/2019
Le controversie concernenti la determinazione dell'indennizzo previsto in caso di adozione dell'atto di acquisizione sanante di cui all'art. 42-bis del d.P.R. n. 327/2001 sono devolute alla giurisdizione del Giudice ordinario, e, in particolare, in unico grado, della Corte di appello, ai sensi del D.P.R. n. 327 del 2001, art. 53, comma 2 e dell'art. 133, lett. ult. parte, c.p.a., in ragione della natura indennitaria, piuttosto che risarcitoria, della relativa obbligazione pubblica. Le controversie aventi ad oggetto non solo il quantum dell'indennizzo ex art. 42 bis, ma anche il relativo an debeatur (ad esempio per compensazioni con l'indennità di espropriazione), non per questo esulano dal genus delle cause concernenti la determinazione delle indennità in conseguenza dell'adozione di atti di natura espropriativa o ablativa, riguardando comunque e pur sempre la misura del trattamento indennitario, lato sensu considerato.

ACQUISIZIONE SANANTE: IL PROVVEDIMENTO NON PUÒ SOTTRARSI ALLE GENERALI REGOLE DI PARTECIPAZIONE
25/03/2019
Il provvedimento disciplinato dall'art. 42 bis, non può sottrarsi all'applicazione delle generali regole di partecipazione del privato al procedimento amministrativo sicché, per garantire l'effettiva comparazione degli interessi contrapposti richiesta dalla norma in questione, il privato deve essere sempre posto in grado di accentuare il proprio ruolo partecipativo, eventualmente facendo valere l'esistenza delle "ragionevoli alternative" all'adozione dell'annunciato provvedimento acquisitivo, prima fra tutte la restituzione del bene.

OCCUPAZIONE ACQUISITIVA E USURPATIVA: ENTRAMBI ILLECITO PERMANENTE
25/03/2019
L'occupazione acquisitiva (detta anche espropriativa o appropriativa) è illegittima al pari dell'occupazione usurpativa, in cui manca la dichiarazione di pubblica utilità, ravvisandosi in entrambi i casi un illecito a carattere permanente, inidoneo a comportare l'acquisizione autoritativa alla mano pubblica del bene occupato, che viene a cessare solo per effetto della restituzione, di un accordo transattivo, della compiuta usucapione da parte dell'occupante che lo ha trasformato, ovvero della rinunzia del proprietario al suo diritto, implicita nella richiesta di risarcimento dei danni per equivalente.

SE IL TERRENO ILLEGITTIMAMENTE OCCUPATO NON È UNA CAVA, NON VA COMPENSATO IL VALORE DEL MATERIALE ESTRATTO
25/03/2019
Ove al terreno privato illegittimamente occupato dalla p.a. non sia riconoscibile la speciale natura di "cava", il materiale estratto dal medesimo fondo in corso di occupazione non può né essere separatamente considerato a fini risarcitori (non essendo configurabile una autonoma domanda di risarcimento in tal senso), né essere considerato come "elemento valutabile" ai fini della determinazione del valore del suolo. Quest'ultimo, non costituendo area di "cava" in senso tecnico-giuridico, non può essere valutato, ai fini risarcitori conseguenti alla rinuncia abdicativa al diritto di proprietà, che secondo la sua destinazione agricola, non apparendo rilevanti né l'art 44 del dPR n. 327/2001, che riguarda il diverso caso della "indennità per l'imposizione di servitù", né l'art. 49 del dPR cit., che si riferisce all' "occupazione temporanea di aree non soggette ad esproprio".

LA NOTIFICA NON È UN ELEMENTO COSTITUTIVO DEL DECRETO DI OCCUPAZIONE
22/03/2019
La mancata notificazione del decreto d'occupazione d'urgenza non comporta la sua illegittimità, essendo la notifica solo una forma qualificata di comunicazione del provvedimento, con la conseguenza che la mancata notificazione del decreto medesimo è rilevante soltanto ai fini del dies a quo di decorrenza del termine per l'eventuale impugnazione dell'atto: e ciò in quanto - nella constatata assenza di una disposizione normativa che esplicitamente preveda nella specie la notificazione dell'atto a pena di invalidità dello stesso - la notificazione è una forma qualificata di comunicazione del provvedimento, ma non ne rappresenta un elemento costitutivo.

ACQUISIZIONE SANANTE: IL COMMISSARIO AD ACTA DEVE PERFEZIONARE ANCHE IL PAGAMENTO
22/03/2019
L'attività di un commissario ad acta chiamato ad emanare un provvedimento di acquisizione ex art. 42 bis, comma 4, del T.U. espropriazioni, comprende l'eventuale riconoscimento del debito fuori bilancio ed il reperimento delle risorse finanziarie, fino all'effettivo pagamento delle somme dovute al proprietario.

POSSONO ESSERE «RETROCESSI» SOLO BENI PREVIAMENTE ESPROPRIATI
22/03/2019
L'istituto della retrocessione - totale o parziale che sia - è logicamente correlato all'avvenuto acquisto da parte dell'amministrazione del terreno espropriando, attraverso un efficace provvedimento di espropriazione, e ha lo scopo di ottenere la restituzione del terreno non utilizzato, agli originari proprietari, attraverso un nuovo atto traslativo. Qualora non sia intervenuto alcun atto di espropriazione, non è configurabile alcuna retrocessione di un terreno che è rimasto nella proprietà privata.

PEREQUARE AREE DI CARATTERISTICHE ONTOLOGICHE DIVERSE SIGNIFICA CREARE SURRETTIZIE FORME DI DISUGUAGLIANZA
21/03/2019
La perequazione presuppone che le situazioni di fatto su cui va ad incidere presentino caratteristiche analoghe. Infatti, solamente quando le caratteristiche ontologiche dei suoli siano simili e tali da renderli tutti destinati all'edificazione, si rende necessario evitare che i diversi proprietari ricevano trattamenti differenziati. Non è invece possibile perequare aree che abbiano caratteristiche ontologiche diverse, giacché in tal caso si creerebbero surrettizie forme di diseguaglianza.

RISARCIMENTO: È ONERE DEL PROPRIETARIO CHE AGISCA IN GIUDIZIO DIMOSTRARE I CONNOTATI DELL'OCCUPAZIONE ILLEGITTIMA
21/03/2019
In applicazione del generale principio fissato dall'art. 2697 c.c., è onere di chi chieda il risarcimento dei danni derivanti dall'illegittimo protrarsi delle occupazione finalizzata all'espropriazione del terreno di sua proprietà, allegare e provare, nell'affermata qualità di titolare del credito risarcitorio derivante da occupazione illegittima, nell'ordine: a) l'entità e le caratteristiche dell'opera realizzata sul fondo; b) se si sia realizzata o meno l'irreversibile trasformazione del fondo; c) se l'occupazione sia stata totale o parziale ovvero se le opere realizzate abbiano occupato tutta l'area di estensione del sedime o solo una parte di esso, o ancora, se vi siano porzioni del fondo asservite all'opera; d) per quanto tempo sia durata l'occupazione illegittima e se essa sia ancora attuale;e) il valore venale dell'area occupata prima e dopo l'occupazione o i criteri tecnico-estimativi ritenuti utili a determinarlo.

IL PROPRIETARIO DI UN BENE OGGETTO DI ESPROPRIO PUÒ ACCEDERE A TUTTI GLI ATTI DELLA PROCEDURA ESPROPRIATIVA
21/03/2019
Ai fini dell'accesso agli atti, il soggetto richiedente deve poter vantare un interesse che, oltre ad essere serio e non emulativo, rivesta carattere attuale, personale e concreto, ossia ricollegabile alla persona dell'istante da uno specifico rapporto, non essendo sufficiente addurre il generico e indistinto interesse di qualsiasi cittadino alla legalità o al buon andamento dell'attività amministrativa. Ciò si configura senz'altro in capo al proprietario di un bene oggetto di esproprio, rispetto agli atti della procedura espropriativa.

42 BIS: IL PROPRIETARIO NON PUÒ AGIRE AVVERSO IL SILENZIO MA SOLO PER LA RESTITUZIONE DEL BENE
20/03/2019
Al fine di esperire l'azione avverso il silenzio, disciplinata dall'art. 31 cod. proc. amm., è necessario che sussista l'obbligo per l'amministrazione interessata di esercitare un potere pubblicistico, di modo che il mancato esercizio di tale potere integri un'ipotesi di inadempimento. L'adozione di un provvedimento di acquisizione ex art. 42 bis del d.P.R. n. 327/2001 costituisce esercizio di un potere pubblicistico di carattere discrezionale e non obbligatorio. La posizione sostanziale vantata dal proprietario del terreno illegittimamente occupato può pertanto essere tutelata non attraverso un giudizio sul silenzio, per il quale mancano i presupposti in diritto, ma attraverso un'azione di cognizione, dinanzi al giudice competente (che può essere il G.A. o il G.O., a seconda dei suoi presupposti), volta a ottenere la restituzione del bene occupato, ove non intervenga un provvedimento di acquisizione sanante.

SE L'OPERA PUBBLICA VIENE MODIFICATA LASCIANDO INVARIATA LA SUPERFICIE DI ESPROPRIO NON OCCORRE UNA NUOVA COMUNICAZIONE DI AVVIO DEL PROCEDIMENTO
20/03/2019
Non occorre una nuova comunicazione di avvio del procedimento nei confronti del proprietario del terreno se si prospetti la modifica dell'opera pubblica rimanendo sostanzialmente invariata nella sua incidenza sul bene immobile, impegnando la medesima superficie.

OCCUPAZIONE ILLEGITTIMA: SE IL RICORRENTE NON PROVA DI ESSERE PROPRIETARIO DEL BENE, IL RICORSO È INFONDATO
20/03/2019
La parte che promuove un giudizio deve prospettare di essere parte attiva del giudizio (ai fini della legittimazione ad agire) e deve poi provare di essere titolare della posizione giuridica soggettiva che la rende parte. Di conseguenza, deve concludersi per l'infondatezza del ricorso (e non la sua mera inammissibilità per carenza di legittimazione ad agire), qualora il ricorrente non provi di essere titolare del diritto di proprietà delle particelle di cui pretende la restituzione e dalla cui asserita illegittima occupazione fa discendere il suo diritto al risarcimento del danno.

ESPROPRIO ED ORDINE DI DEMOLIZIONE DI UN ABUSO EDILIZIO NON SONO INCOMPATIBILI
19/03/2019
Il Comune può contemporaneamente instaurare (e ultimare) l'iter di esproprio finalizzato al trasferimento autoritativo dell'area oltre ad un ordine di demolizione di opere illegittimamente qualificate come di demo-ricostruzione ovvero di ristrutturazione in luogo di manutenzione straordinaria. Le due procedure, infatti, si sviluppano in modo parallelo e autonomo, radicandosi su presupposti ben diversi: la soluzione ablatoria è correlata a una scelta discrezionale dell'amministrazione, mentre le misure repressive degli abusi edilizi costituiscono atti ad emanazione dovuta e a contenuto vincolato, al semplice verificarsi delle difformità previste dal legislatore.

LA REVOCA DELL'ADOZIONE DELLA VARIANTE URBANISTICA NON IMPRIME UN VINCOLO ESPROPRIATIVO
19/03/2019
La revoca della delibera di adozione di una proposta di variante urbanistica non vale a imprimere al fondo un vincolo espropriativo, limitandosi a interrompere la procedura di variante in corso di svolgimento.

LA PREVISIONE DI UNA «GREENWAY» CHE PREVEDA LA DEMOLIZIONE DI ATTIVITÀ IMPRENDITORIALI HA CONTENUTO ABLATORIO
19/03/2019
Un Piano Particolareggiato comportante - con la sostanziale radicale modifica del carico urbanistico e con la previsione di comparti edificatori - varianti non di mera attuazione del PRG, di cui viceversa stravolgono il contenuto, produce effetti direttamente lesivi nei confronti dei proprietari di immobili che, adibiti a preesistenti attività imprenditoriali, finiscono per essere oggetto di vincoli espropriativi anche a contenuto demolitorio, senza la previsione di alcun sistema perequativo omogeneo [nella fattispecie una "Greeway"].

I VINCOLI DI TUTELA AMBIENTALE E PAESAGGISTICA SONO CONFORMATIVI ANCHE SE PREVEDONO LA ASTRATTA REALIZZABILITÀ DI PICCOLI INTERVENTI
19/03/2019
Disposizioni urbanistiche finalizzate alla protezione di interessi ambientali e paesaggistici non sono assimilabili a vincoli espropriativi (finalizzati alla realizzazione di specifiche opere pubbliche da localizzare su terreni appositamente determinati e da acquisire al patrimonio pubblico, come potrebbe essere la previsione di un parco pubblico), né vale ad alterare la loro natura conformativa la astratta possibilità di realizzare piccoli interventi, per assicurarne la fruibilità da parte della collettività, come moli, sentieri, rimboschimenti e simili, la quale, oltre ad essere generica ed eventuale, non si riferisce alle intere superfici di tutti i terreni ricadenti in tali Zone. In tali fattispecie non possono trovare applicazione né l'art. 2 L. n. 1187/1968, né l'art. 9, comma 1, lett. b), DPR n. 380/2001.

ISTANZA DI ACQUISIZIONE: NON C'È SILENZIO IMPUGNABILE IN CASO DI RISPOSTA NON MERAMENTE DILATORIA
18/03/2019
L'azione avverso il silenzio ex artt. 31 e 117 cod. proc. amm. si fonda sul presupposto dell'inadempimento, da parte della pubblica amministrazione, del dovere sancito dall'art. 2, co. 1, della legge n. 241/1990 di conclusione esplicita del procedimento amministrativo. Tale presupposto ricorre qualora l'apparato pubblico, benché ritualmente investito di un'istanza da parte del cittadino, osservi una condotta del tutto inerte, non adottando alcuna determinazione ovvero non offrendo in risposta una valida giustificazione delle ragioni a ciò ostative. Anche in tale seconda occorrenza, infatti, deve affermarsi che, pur difettando una determinazione idonea a chiudere il procedimento, non possa dirsi inverata la fattispecie di inadempimento prefigurata dalle richiamate disposizioni, essendo invero riscontrabile un atto positivo che è funzionalmente in grado di "rompere il muro del silenzio", sempreché non pretestuosamente soprassessorio o dilatorio.

ABDICAZIONE: SI TRASCRIVE IL PROVVEDIMENTO DI LIQUIDAZIONE DEL DANNO
18/03/2019
La rinuncia abdicativa su suolo irreversibilmente trasformato, sottesa alla richiesta risarcitoria, ha carattere meramente abdicativo e non traslativo, per cui da essa non può conseguire, quale effetto automatico, l'acquisto della proprietà del fondo da parte dell'Amministrazione; in tale ipotesi, l'atto da trascriversi ai sensi degli artt.2643, primo comma, n.5 e 2645 cod. civ., anche al fine di conseguire gli effetti dell'acquisizione del diritto di proprietà in capo all'amministrazione, a far data dal negozio unilaterale di rinuncia, è il provvedimento con il quale l'amministrazione procede alla effettiva liquidazione del danno, rappresentando il mancato inveramento della condizione risolutiva implicitamente apposta dal proprietario al proprio atto abdicativo, che di esso rappresenta il presupposto.

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