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LE NOTIZIE DEGLI ULTIMI 20 GIORNI

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ART. 22: IL PROPRIETARIO NON PUÒ PIÙ CHIEDERE L'ATTIVAZIONE DEL COLLEGIO DEI TECNICI DECORSI 30 GIORNI DALL'IMMISSIONE IN POSSESSO
18/02/2019
Il combinato disposto dei commi 2 e 15 dell'art. 21 del dpr 327/2001 rimette al privato la scelta della procedura di cui avvalersi ai fini della determinazione dell'indennità c.d. "definitiva", se il collegio dei tecnici disciplinato nel medesimo articolo 21, ovvero la Commissione Provinciale Esproprio di cui all'art. 41 tues. Analogamente, nel procedimento di determinazione definitiva dell'indennità di espropriazione a seguito della determinazione "urgente" dell'indennità provvisoria di cui all'art. 22 del D.P.R. n. 327/2001, giusta i commi 4 e 5, la fase di stima peritale dell'indennità di esproprio, in caso di mancata accettazione di quella provvisoria (determinata in via d'urgenza), è rimessa alla scelta ed alla (tempestiva) richiesta dell'espropriato entro il termine tassativo di 30 giorni successivi all'immissione in possesso.

L'USUCAPIONE PUBBLICA PUÒ INIZIARE A DECORRERE SOLO DOPO L'ENTRATA IN VIGORE DEL DPR 327/2001
18/02/2019
Posto che l'interruzione dell'usucapione può aversi solo con la perdita ultrannuale del possesso ovvero con la proposizione di apposita domanda giudiziale e che, sino all'entrata in vigore del d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327, "risultava radicalmente preclusa, da parte del destinatario dell'occupazione preordinata all'esproprio, l'azione di restitutio in integrum, qualificando l'occupazione acquisitiva più che un mero fatto illecito, una vera e propria "fattispecie ablatoria seppur atipica", allora a tutto concedere (alla stregua dell'art. 2935 c.c. - secondo cui la prescrizione decorre "dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere") il dies a quo di un possibile possesso utile a fini di usucapione non potrebbe che individuarsi a partire dall'entrata in vigore del d.P.R. 8 giugno 2001 n. 327, (l'art. 43 ivi contenuto, come è noto, aveva sancito il superamento normativo dell'istituto dell'occupazione acquisitiva).

OCCUPAZIONE ILLEGITTIMA: L'AMMINISTRAZIONE HA L'OBBLIGO DI VALUTARE SE ACQUISIRE O RESTITUIRE IL BENE
18/02/2019
L'art. 42-bis, primo comma, d.p.r. n. 327/2001, nell'affermare che l'Amministrazione, valutati gli interessi in conflitto, "può" disporre che il bene sia acquisito al suo patrimonio indisponibile, non attribuisce all'autorità una semplice facoltà (il cui esercizio è per definizione libero), ma le conferisce una potestà, cioè l'esercizio obbligatorio di un potere funzionalizzato alla cura dell'interesse pubblico. Ne consegue che l'Amministrazione ha un vero e proprio obbligo di esercitare tale potere qualora il suo esercizio, all'esito della valutazione sugli interessi in conflitto, risulti meglio corrispondere all'interesse pubblico rispetto alla soluzione alternativa consistente nella restituzione dell'immobile.

AREA DESTINATA A VERDE PUBBLICO: INEDIFICABILE AI FINI INDENNITARI
18/02/2019
Le possibilità legali di edificazione vanno escluse tutte le volte in cui per lo strumento urbanistico vigente all'epoca in cui deve compiersi la ricognizione legale, la zona sia stata concretamente vincolata ad un utilizzo meramente pubblicistico (verde pubblico, attrezzature pubbliche, viabilità ecc.), in quanto dette classificazioni apportano un vincolo di destinazione che preclude ai privati tutte quelle forme di trasformazione del suolo che sono riconducibili alla nozione tecnica di edificazione, da intendere come estrinsecazione dello ius aedificandi connesso al diritto di proprietà, ovvero con l'edilizia privata esprimibile dal proprietario dell'area.

RETROCESSIONE PARZIALE: L'ESPROPRIATO ACQUISISCE IL DIRITTO ALLA RESTITUZIONE SOLO DOPO LA DICHIARAZIONE DI INSERVIBILITÀ
15/02/2019
Nella ipotesi di retrocessione parziale dei relitti il proprietario espropriato non è titolare di una posizione di diritto soggettivo tutelabile innanzi all'A.G.O. finché non sia intervenuta la dichiarazione di inservibilità. Una volta che sia stata emessa la dichiarazione di inservibilità, quindi (e che si sia così esaurito il residuo potere discrezionale dell'Amministrazione, a fronte del quale la posizione del privato espropriato ha una consistenza di interesse legittimo), la posizione del soggetto che voglia riavere indietro i beni ha consistenza di diritto soggettivo, tutelabile innanzi al giudice ordinario. Cioè la dichiarazione di inservibilità dei fondi ha una efficacia costitutiva per far sorgere, in linea di massima, il diritto alla restituzione del bene già espropriato ma non utilizzato, perché ciò che rileva ai fini dell'applicabilità dell'istituto de quo è che la pubblica amministrazione abbia manifestato comunque la volontà di non utilizzare tali immobili.

NEL PIP I TERRENI SI ESPROPRIANO «AD UN PREZZO MOLTO PIÙ BASSO DEL MERCATO»
15/02/2019
Il PIP è uno strumento urbanistico di natura attuativa, dotato di efficacia decennale dalla data di approvazione ed avente valore di piano particolareggiato di esecuzione, la cui funzione è quella di incentivare le imprese, offrendo ad un prezzo politico le aree occorrenti per il loro impianto ed espansione: il piano per gli insediamenti produttivi, quindi, non è soltanto uno strumento di pianificazione urbanistica nel senso tradizionale, ma è anche uno strumento di politica economica, perché ha la funzione di incentivare le imprese, che possono ottenere, ad un prezzo molto più basso del mercato, previa espropriazione ed urbanizzazione, le aree occorrenti per il loro impianto o la loro espansione.

VALORIZZABILE LA SUSCETTIBILITÀ DI SFRUTTAMENTO ULTERIORE E DIVERSA DA QUELLA AGRICOLA
15/02/2019
In tema di determinazione dell'indennità di espropriazione, qualora l'espropriato contesti, seppur limitatamente al presupposto della natura agricola o non edificatoria del terreno, la stima operata dalla Corte di appello con il criterio del V.A.M. (valore agricolo medio) previsto della L. n. 865 del 1971, art. 16 e della L. n. 359 del 1992, art. 5-bis, comma 4 e dichiarato incostituzionale dalla sopravvenuta sentenza della Corte costituzionale n. 181 del 2011, la stima dell'indennità deve essere effettuata applicando il criterio generale del valore venale pieno, potendo l'interessato anche dimostrare che il fondo è suscettibile di uno sfruttamento ulteriore e diverso da quello agricolo, pur senza raggiungere il livello dell'edificatorietà e che, quindi, ha una valutazione di mercato che rispecchia possibilità di utilizzazione intermedie tra l'agricola e l'edificatoria.

L'ANNULLAMENTO DEI PROVVEDIMENTI A MONTE DELLA PROCEDURA ESPROPRIATIVA PRODUCE UN «EFFETTO DOMINO»
14/02/2019
La rimozione delle determinazioni che ab origine hanno dato l'abbrivio alla procedura ablatoria produce un effetto "domino", con l'invalidazione dei successivi atti del procedimento espropriativo ivi compreso quello conclusivo, rappresentato dal decreto finale di esproprio che viene anch'esso travolto. Si invera, in tali casi, un effetto automaticamente caducante e non meramente viziante, derivante dalla invalidità degli atti presupposti, senza che si possa configurare a carico della parte interessata un onere di impugnazione del decreto finale di esproprio.

IN SEDE DI APPOSIZIONE DEL VINCOLO ESPROPRIATIVO NON DEVE ESSERE PREVISTO UN INDENNIZZO
14/02/2019
Nessuna portata infirmante dell'apposizione del vincolo espropriativo è ricollegabile alla omissione dei criteri di quantificazione dell'indennizzo spettante in caso di esproprio. Nel quadro normativo vigente continua, infatti, a sussistere il principio per il quale gli atti dei procedimenti di adozione e di approvazione di uno strumento urbanistico, contenente un vincolo preordinato all'esproprio, non devono prevedere la spettanza di un indennizzo, fermo restando il diritto del proprietario di ottenere - in presenza dei relativi presupposti - l'indennità commisurata all'entità del danno effettivamente prodotto.

L'AREA DESTINATA AD UN UTILIZZO PUBBLICISTICO È INEDIFICABILE AI FINI INDENNITARI
14/02/2019
L'inclusione dei suoli nell'ambito edificatorio va effettuata in ragione di un unico criterio discretivo, fondato sulla edificabilità legale, in base al quale un'area va ritenuta edificabile solo quando la stessa risulti tale classificata al momento della vicenda ablativa dagli strumenti urbanistici, e, per converso, le possibilità legali di edificazione vanno escluse tutte le volte in cui, per lo strumento urbanistico vigente all'epoca in cui deve compiersi la ricognizione legale, la zona sia stata concretamente vincolata ad un utilizzo meramente pubblicistico in quanto dette classificazioni apportano un vincolo di destinazione che preclude ai privati tutte quelle forme di trasformazione del suolo che sono riconducibili alla nozione tecnica di edificazione.

NON SERVE LA COMUNICAZIONE DI AVVIO DEL PROCEDIMENTO DELL'OCCUPAZIONE D'URGENZA
13/02/2019
Nel caso di un'area in corso di espropriazione non è necessaria la comunicazione al proprietario di avvio del procedimento anche in relazione alla successiva fase di occupazione d'urgenza, trattandosi di un'attività procedimentale meramente attuativa dei provvedimenti presupposti.

VINCOLI PAESAGGISTICI CHE NON LOCALIZZINO SPECIFICI INTERVENTI HANNO NATURA CONFORMATIVA
13/02/2019
Zone "Singolarità Paesaggistica" con "vincolo di inalterabilità" non contemplano vincoli di tipo espropriativo, ma di tipo conformativo, imprimendo ad un'intera Zona una destinazione con finalità di carattere ambientale e/o di tutela del paesaggio, salvo laddove siano individuati nello strumento urbanistico con localizzazioni di tipo lenticolare i possibili "piccoli interventi per assicurarne, ove possibile, la fruibilità (piccoli moli, sentieri, rimboschimenti e simili), da acquisire al patrimonio delle aree consortili o demaniali in qualità di parchi turistici pubblici".

PER LE AREE SITUATE IN FASCIA DI RISPETTO STRADALE VA ESCLUSA (ANCHE) L'EDIFICABILITÀ DI FATTO
13/02/2019
Va esclusa l'edificabilità di fatto per le aree situate in fascia di rispetto stradale, in ragione del vincolo legale d'inedificabilità assoluta, che trova la sua fonte direttamente nella legge e prescinde dalla pianificazione e dalla programmazione urbanistica.

LA P.A. HA L'OBBLIGO GIURIDICO DI ESAMINARE LE ISTANZE DEI PROPRIETARI VOLTE AD ATTIVARE IL PROCEDIMENTO DI CUI ALL'ART. 42-BIS
12/02/2019
La P.A. ha l'obbligo giuridico di esaminare le istanze dei proprietari volte ad attivare il procedimento di cui all'art. 42-bis del d.P.R. 327/2001, adeguando la situazione di fatto a quella di diritto e facendo comunque venir meno la situazione di occupazione "sine titulo" dell'immobile con il ripristino della legalità. Resta fermo che la valutazione comparativa degli interessi in gioco e la conseguente decisione in ordine all'acquisizione o alla restituzione del bene rimane nella sfera di discrezionalità dell'Amministrazione, secondo la ratio ordinamentale per cui il giudice amministrativo, nel caso di ricorso avverso il silenzio ex art. 117 c.p.a., non può condannare la P.A. all'adozione di un atto specifico riconoscendo la fondatezza della pretesa sostanziale, dovendosi limitare all'accertamento dell'obbligo generico di provvedere entro il termine all'uopo fissato.

IL VINCOLO A DESTINAZIONE CULTURALE SU UN EDIFICIO PUÒ AVERE NATURA ESPROPRIATIVA
12/02/2019
Un vincolo a destinazione culturale apposto su un edificio storico, che agisca sostituendo la originaria (e naturale) destinazione residenziale dell'edificio con una destinazione culturale da attuarsi ad opera dell'Amministrazione comunale, senza possibilità di attuazione da parte di privati, funzionalizzando la detta destinazione alla soddisfazione di un interesse collettivo, assume natura espropriativa, finendo per congelarne l'uso per anni comprimendo significativamente il diritto di proprietà.

RITENUTA FISCALE DOVUTA QUALE CHE SIA LA FINALITÀ CONCRETA DELL'ESPROPRIO O DELLA CESSIONE A TITOLO ONEROSO
12/02/2019
In tema di imposte dirette sui redditi, ai sensi della L. n. 413 cit., art. 11, comma 5, sono sottoposte a tassazione le plusvalenze realizzate mediante percezione della indennità di esproprio a seguito di una procedura di espropriazione per pubblica utilità o di cessione di terreni fabbricabili, quale che sia la finalità concreta - realizzazione di un'opera pubblica o di un'opera di pubblica utilità, categoria quest'ultima nella quale rientrano gli insediamenti produttivi e gli impianti industriali, pur se realizzati da privati, previsti dagli strumenti urbanistici - a cui la medesima procedura sia preordinata. Pertanto, attesa la irrilevanza sia del titolo sia della finalità dell'opera che realizza il trasferimento, la plusvalenza è soggetta a tassazione tanto se il trasferimento avviene a seguito di cessione a titolo oneroso, riconducibile ad una scelta libera ed autonoma del cedente, quanto se il trasferimento avviene forzosamente a seguito di espropriazione, cessione volontaria od occupazione appropriativa per la realizzazione di un'opera pubblica o di pubblica utilità.

IL TERMINE DECADENZIALE PER L'AZIONE IN CORTE D'APPELLO NON È QUELLO DELL'ARTICOLO 27
12/02/2019
In tema di determinazione dell'indennità di esproprio, il termine fissato dal D.P.R. 6 agosto 2001, n. 327, art. 27, comma 2, di trenta giorni dalla comunicazione del deposito della relazione di stima a partire dal quale l'autorità espropriante autorizza il pagamento dell'indennità o ne ordina il deposito presso la Cassa depositi e prestiti, non è perentorio ma dilatorio, imponendo a tutte le parti del procedimento di agire per la determinazione giudiziale dell'indennità almeno trenta giorni dopo la comunicazione del deposito della relazione di stima, fermo restando tale potere di agire fino alla scadenza del termine perentorio di cui all'art. 54, comma 2, del D.P.R. citato, il quale decorre dalla notificazione del decreto di esproprio o della relazione di stima, se successiva all'atto ablatorio, termine, questo, che non corrisponde a quello dilatorio di cui all'art. 27, comma 2 del D.P.R. medesimo.

DANNO VERIFICATOSI A SEGUITO DI OPERA DIFFORME DAL PROGETTO APPROVATO: GIURISDIZIONE DEL G.O.
11/02/2019
Va declinata la giurisdizione del giudice amministrativo in riferimento alle domande risarcitorie riferite all'interclusione del fondo e all'abbattimento delle opere di accesso al fondo, in quanto detti danni si siano verificati a seguito di un'esecuzione di opere difformi dal progetto approvato, per cui viene all'evidenza un danno da comportamento.

L'ACQUISIZIONE SANANTE PRESUPPONE L'ESISTENZA DI UN PROCEDIMENTO ESPROPRIATIVO, SIA PUR VIZIATO
11/02/2019
Ancorché l'art. 42 bis d.p.r. n. 327/2001, non preveda un avvio del procedimento ad istanza di parte, il privato può comunque sollecitare l'Amministrazione ad avviare il relativo procedimento, con conseguente obbligo per la stessa di provvedere al riguardo, ai sensi dell'art. 2 l. n. 241/1990, essendo l'eventuale sua inerzia configurabile quale silenzio-inadempimento impugnabile di fronte al Giudice amministrativo. Ciò presuppone, però, l'esistenza di un procedimento espropriativo, sia pur viziato, posto in essere dall'Amministrazione occupante e non conclusosi con un valido decreto di esproprio. (Nel caso di specie il Comune non ha posto in essere alcun procedimento espropriativo, essendo i lavori dell'ampliamento stradale stati realizzati, dall'originario proprietario del terreno, quali opere di urbanizzazione primaria).

IL 42-BIS NON È RETROATTIVO
11/02/2019
La ratio del provvedimento di acquisizione, disciplinato dall'art. 42 bis del TU sulle espropriazioni è quella di consentire alla P.A. di riprendere a muoversi nell'alveo della legalità amministrativa, in funzione degli scopi di pubblica utilità perseguiti, sebbene emersi successivamente alla consumazione di un illecito ai danni del privato cittadino. Il provvedimento non ha effetto retroattivo e costituisce l'extrema ratio per la soddisfazione di attuali ed eccezionali ragioni di interesse pubblico, senza essere espressione di un potere meramente rimediale rispetto ad un pregresso illecito.

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